Urban phytoremediation è una proposta per un padiglione temporaneo disegnato per ospitare servizi per la residenza sociale durante Expo 2015: uno spazio didattico legato al cibo, all’agricoltura, alla città e alla rigenerazione biologica.

Le città hanno avuto per secoli un legame di stretta dipendenza dal cibo: potevano esistere solo in presenza di un efficiente sistema di produzione, raccolta e distribuzione delle derrate. Questa dipendenza è venuta meno con lo sviluppo del commercio a scala globale: alla coltivazione dei prodotti in base a criteri di identità e prossimità geografica (food place), si è sostituita una produzione alimentare basata sulla disponibilità di terreno fertile, indipendentemente dalla sua localizzazione (food space). L’abitante della città è oggi inconsapevole dello stretto legame di dipendenza che intercorre tra città e cibo: non è più abituato a utilizzare prodotti di stagione e ha poca consapevolezza del processo industrializzato che caratterizza la filiera produttiva alimentare contemporanea.

La proposta aspira a far rivivere, con un fine pedagogico, i cicli di crescita naturali all’interno della città, riproponendo in chiave ironica un processo produttivo alimentare “industrializzato”. Il padiglione mobile è costituito da elementi modulari in polimeri di legno, che ne rendono possibili svariate configurazioni, e ideato per essere smontato e rimontato con cadenza regolare lungo un percorso di circa 10 km attraverso i quartieri, i parchi, le zone agricole e i terreni incolti della cintura ovest della città di Milano. Ogni settimana viene occupata una nuova area: l’incontro tra il padiglione e il contesto genera un nuovo luogo con valenza temporanea. A ogni spostamento, il padiglione lascia una traccia indelebile: un’impronta sul terreno reso coltivabile, un orto semi-urbano, un frutteto, gli odori delle erbe aromatiche, arrivando a connettere nell’arco di un anno il sito di Expo con il Naviglio Grande.